Gli attacchi informatici durante la pandemia di Covid-19 sono cresciuti perché milioni di persone si sono spostate online in poche settimane: lavoro da casa, scuola a distanza, acquisti, pratiche con gli enti pubblici. I criminali hanno usato la paura e l’urgenza del momento per mandare email truffa, colpire le videochiamate e bloccare con i ransomware ospedali ed enti. Questo articolo ripercorre cosa è successo tra il 2020 e il 2021 e cosa resta utile oggi.
Cosa è cambiato nel 2020
Nella primavera del 2020 il lavoro da remoto è passato da eccezione a regola, spesso nel giro di un fine settimana. Le aziende hanno aperto accessi da casa senza il tempo di prepararli: computer personali usati per lavoro, connessioni remote esposte su Internet, cartelle condivise in cloud configurate in fretta.
Nello stesso periodo le persone cercavano notizie, mascherine, rimborsi, bonus. Ogni tema caldo è diventato un’esca.
Le email a tema Covid
Due dati, entrambi del 2020, danno l’idea delle dimensioni:
- ad aprile 2020 Google ha dichiarato di bloccare in Gmail circa 18 milioni di email al giorno tra malware e phishing legati al Covid-19 (media della settimana del 12 aprile), oltre a più di 240 milioni di messaggi di spam sullo stesso tema;
- nel rapporto pubblicato ad agosto 2020, Interpol ha riportato che uno solo dei suoi partner privati aveva rilevato, tra gennaio e il 24 aprile 2020, circa 907.000 messaggi di spam, 737 episodi di malware e 48.000 indirizzi web dannosi collegati al Covid-19.
Le esche più usate erano finti messaggi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, false raccolte fondi, comunicazioni dell’ufficio del personale su stipendi e permessi, offerte di mascherine e di test, avvisi su aiuti economici. Il meccanismo era sempre lo stesso: un messaggio urgente, un link o un allegato, una pagina che chiedeva password o dati della carta.
Videochiamate e accessi remoti
Con le riunioni online è nato lo “zoombombing“: estranei che entravano in videochiamate, lezioni e consigli comunali lasciati senza password, disturbandoli o mostrando contenuti offensivi. Nella primavera del 2020 anche l’FBI ha diffuso avvisi su questo fenomeno. Le piattaforme hanno reagito attivando password e sale d’attesa come impostazione predefinita.
Più seri gli attacchi agli accessi remoti: connessioni Desktop remoto aperte su Internet con password deboli e VPN non aggiornate sono state per anni una delle porte d’ingresso preferite dai gruppi ransomware. Il lavoro da casa ne ha moltiplicato il numero.
Il caso italiano: la Regione Lazio nell’agosto 2021
Il 1° agosto 2021 un ransomware ha colpito i sistemi di LazioCrea, la società che gestisce i servizi informatici della Regione Lazio. Il portale per le prenotazioni dei vaccini anti-Covid e altri servizi regionali sono rimasti fuori uso per giorni, nel pieno della campagna vaccinale. Le vaccinazioni sono proseguite, ma le nuove prenotazioni sono state sospese e il portale delle prenotazioni è tornato online il 9 agosto.
È stato uno dei primi attacchi in Italia a mostrare a tutti, non solo agli addetti ai lavori, che un ransomware può fermare un servizio pubblico essenziale. Nello stesso anno, con il decreto-legge 82 del giugno 2021, è stata istituita l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
Cosa ha insegnato la pandemia
L’emergenza è finita, il lavoro da remoto e i servizi online sono rimasti. Le lezioni di quei due anni valgono ancora:
- i truffatori seguono le notizie: oggi le esche sono pacchi in consegna, rimborsi, bonus, multe. Se un messaggio ti mette fretta su un tema di attualità, fermati e controlla dal sito ufficiale, non dal link;
- il computer di casa è anche un computer di lavoro: se ci entri nella rete dell’azienda, va aggiornato e protetto come quelli dell’ufficio, e i dati di lavoro non vanno salvati in cartelle personali;
- gli accessi remoti vanno protetti: VPN aggiornate, verifica in due passaggi, nessun Desktop remoto esposto direttamente su Internet;
- il backup deve essere fuori portata: nel caso Lazio uno dei timori iniziali era che fossero stati colpiti anche i backup. Una copia scollegata o non modificabile è quella che ti salva;
- serve un piano: chi sapeva già chi chiamare e cosa spegnere ha limitato i danni.
Le misure per un’azienda, dalla formazione alla direttiva NIS2, sono raccolte nella guida alla cyber security aziendale.
Domande frequenti
Gli attacchi sono diminuiti dopo la pandemia?
No. Sono cambiate le esche. In Italia, secondo il rapporto Clusit 2025, gli incidenti gravi resi noti sono stati 357 nel 2024, il 15% in più dell’anno precedente.
Lavorare da casa è più rischioso che in ufficio?
Può esserlo se il computer è personale, non aggiornato o condiviso con altri familiari. Con un dispositivo dedicato, aggiornato e con accessi protetti, il rischio si avvicina a quello dell’ufficio.
Cosa fare se un ransomware blocca il computer di lavoro?
Scollegalo dalla rete, avvisa subito il responsabile informatico e non cancellare i file cifrati.
Se i tuoi file sono già stati cifrati da un ransomware, consulta la pagina sul recupero file criptati: la diagnosi è gratuita.