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Case History: l’hard disk senza etichetta “John Doe”

17 Marzo 2017
recupero dati hard disk senza etichetta

Il cliente A. R. è venuto a farci visita lanciandoci una sfida. Prima di noi si è rivolto ad un altro centro di recupero e dopo non aver accettato il loro preventivo, esorbitante, si è trovato a farsi riconsegnare un hard disk privo di etichetta. Li per li non ci ha dato peso, è solo una volta arrivato presso i nostri uffici che si è reso conto della reale gravità della situazione. Per effettuare un corretto recupero dei dati l’etichetta contiene informazioni di fondamentale importanza. Su di essa oltre alla marca e modello sono riportate indicazioni che contraddistinguono l’hardware interno del disco. Parliamo di dati che indicano quale sia il corretto gruppo testine da usare per sostituire quello danneggiato con uno identico o compatibile.

Ad ogni modo questo di certo non preclude del tutto il recupero, lo rallenta e lo rende sicuramente più arduo, ma a noi tanto le sfide piacciono e ci stimolano. Non è il primo caso di hard disk senza etichetta che abbiamo dovuto affrontare, e il nostro John Doe ha delle caratteristiche peculiari che già ci fanno capire subito la marca e la probabile dimensione.

Osservando il coperchio salta subito all’occhio il peculiare motivo a cerchi concentrici incompleti che è stato impresso. Su un disco da 2.5″ gli unici a usarlo sono quelli della Toshiba.

L’altezza del supporto ci fa intuire che si tratta probabilmente di un hard disk da 1Tb, la PCB ci da la conferma definitiva in quanto su supporti di tale altezza è presente solo su quelli da 1Tb.

superfrice magnetica sporcaNon ci resta che aprire il nostro sconosciuto per carpire le ultime informazioni utili per reperire le parti di ricambio adatte. Appena aperto facciamo un’ulteriore scoperta imbarazzante sul nostro paziente, chi lo ha aperto prima di noi non lo ha assolutamente fatto in camera bianca, le superfici magnetiche sono contaminate come si vede in foto.

preamplificatore

 

 

Ad ogni modo l’interno del supporto contiene altre informazioni importanti, il numero riportato sul magnete e la porzione di QR code riportato sul preamplificatore del gruppo testine vanno a completare il nostro puzzle. Tutte queste informazioni messe assieme ci permettono di risalire a un gemello censito nei nostri sistemi.

Per fortuna l’apertura effettuata dal precedente laboratorio in un ambiente impuro non ha compromesso il recupero. Una volta bonificate le superfici magnetiche abbiamo provveduto con la lettura dei dati usando il gruppo testine del donatore gemello. Il cliente è stato più che soddisfatto dal momento che nonostante il tentativo di sabotaggio poco professionale effettuato dalla concorrenza siamo riusciti con un prezzo onestissimo a restituirgli tutti i suoi preziosi dati.

Per quanto i tuoi preziosi dati siano importanti, e soprattutto a maggior ragione essendo importanti, non farti cogliere dal panico.
Non affidarti al primo che trovi! Controlla sempre l’onestà e la professionalità di una ditta, basta cercare on-line e leggere le recensioni di chi vi ha avuto a che fare.

Case History: l’hard disk senza etichetta “John Doe” ultima modifica: 2017-03-17T13:16:51+00:00 da Staff

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