Smontare un hard disk per recuperare i dati (perché non farlo)

Smontare un hard disk per recuperare i dati, a casa o in ufficio, quasi sempre peggiora il guasto. Dentro il disco le...
Due tecnici in camera bianca e un hard disk aperto in primo piano

Smontare un hard disk per recuperare i dati, a casa o in ufficio, quasi sempre peggiora il guasto. Dentro il disco le testine volano a pochi nanometri dai piatti e un granello di polvere basta a rigarli. Se il disco non funziona e i dati ti servono, non aprirlo: spegnilo e contattaci per una diagnosi gratuita.

Molte persone pensano che smontare un hard disk sia un modo economico per risolvere il problema. In laboratorio riceviamo spesso dischi aperti “solo per guardare”, e sono i casi in cui il recupero dei dati da un hard disk diventa più difficile e più costoso.

Cosa c’è dentro un hard disk

Sotto il coperchio, fissato con viti Torx e spesso con viti nascoste sotto l’etichetta, ci sono:

  • i piatti, dischi di vetro o alluminio rivestiti di materiale magnetico, che girano a 5.400 o 7.200 giri al minuto;
  • le testine di lettura e scrittura, montate su un braccio che le muove sopra i piatti;
  • il motore che fa girare i piatti e l’attuatore, con due magneti molto potenti, che sposta le testine;
  • un filtro che trattiene le particelle all’interno.

Quando il disco gira, le testine non toccano i piatti: galleggiano su un cuscino d’aria spesso pochi nanometri. Molti dischi di grande capacità sono riempiti di elio e sigillati: una volta aperti, perdono il gas e non funzionano più come prima.

Ogni disco è calibrato in fabbrica. Le testine, il motore e i parametri salvati nel firmware formano un insieme unico: per questo non basta prendere un pezzo da un disco uguale e montarlo.

I rischi del fai da te

Polvere e impronte

L’aria di una stanza normale contiene centinaia di migliaia di particelle per metro cubo. Basta che una di queste si depositi su un piatto: quando il disco riparte, la testina la urta, si danneggia e riga la superficie. Una riga circolare sul piatto cancella i dati per sempre lungo tutta la sua traccia.

Testine e piatti

Toccare le testine, anche con un panno, le piega o le stacca. Spostare il braccio a mano, quando i piatti sono fermi, può far strisciare le testine sulla superficie. Su molti dischi i piatti sono più di uno e devono restare perfettamente allineati tra loro: se si spostano anche di poco, i dati non si leggono più nell’ordine giusto.

I “trucchi” trovati in rete

Mettere il disco in freezer, dargli dei colpetti, cambiare la scheda elettronica con quella di un disco uguale, scambiare le testine sul tavolo di cucina: sono tutti consigli che si trovano facilmente e che in laboratorio vediamo finire male. Il freezer fa condensare l’umidità sui piatti. I colpetti spostano testine già danneggiate. La scheda di un altro disco non contiene i parametri del tuo.

Garanzia e tempo perso

Aprire un hard disk invalida la garanzia del produttore. E ogni tentativo fallito rende il lavoro del laboratorio più lungo, perché oltre al guasto originale bisogna rimediare ai danni aggiunti.

E i campi magnetici?

Un magnete da frigorifero o le casse audio appoggiate accanto non cancellano i dati: i piatti sono progettati per resistere a campi così deboli, e dentro il disco ci sono già i magneti dell’attuatore. Il pericolo vero quando apri un disco è la contaminazione, non il magnetismo.

Cosa succede a un disco aperto da personale non qualificato

In laboratorio arrivano spesso dischi già aperti da un amico, da un tecnico improvvisato o da un negozio che prometteva di recuperare i dati spendendo poco. Sui piatti troviamo polvere, frammenti e a volte vere impronte di dita. Al primo avvio la testina passa su quello sporco a pochi nanometri di distanza, lo trascina e lascia graffi circolari proprio dove sono scritti i dati.

Piatti di un hard disk aperto da mani inesperte, con polvere e segni sulla superficie

Il nuovo danno si somma al guasto di partenza, che spesso è già un head crash, cioè testine che hanno toccato i piatti. Il secondo intervento parte quindi da una situazione peggiore del primo: il recupero diventa molto più difficile e lungo, e a volte impossibile. Per questo il primo tentativo è quello che conta di più, e va fatto in una camera bianca.

C’è anche un aspetto pratico: la diagnosi gratuita non vale per i dischi già aperti o lavorati da altri.

Perché affidarsi a un laboratorio

Un laboratorio di recupero dati non “ripara” il disco: lo rimette in condizione di leggere quanto basta per copiarne il contenuto. Il lavoro segue sempre lo stesso ordine:

  • diagnosi: si verifica se il guasto è nell’elettronica, nelle testine, nel motore o nel firmware, senza aprire il disco finché non serve;
  • intervento in camera bianca, solo se il guasto è interno: si sostituiscono le testine con ricambi compatibili, scelti per modello e versione;
  • copia settore per settore con apparecchiature che gestiscono i settori difficili e adattano la lettura alle testine nuove;
  • ricostruzione dei file dalla copia, mai dall’originale.

Noi di Recovery Data facciamo questo lavoro da oltre 15 anni, solo nei nostri laboratori. La diagnosi è gratuita, il preventivo arriva entro 4 ore dalla consegna e se i dati non si recuperano non paghi nulla.

Cos’è una camera bianca e perché serve

Una camera bianca è un ambiente in cui l’aria viene filtrata in continuo per tenere bassissimo il numero di particelle. La Classe 100, che nella norma ISO 14644-1 corrisponde a ISO 5, ammette al massimo 100 particelle da 0,5 micrometri o più per piede cubo d’aria, cioè circa 3.520 per metro cubo. Nella stessa quantità d’aria di un ufficio ce ne sono centinaia di volte di più.

I tecnici lavorano con camici, guanti e attrezzi dedicati, e il disco si apre solo sotto il flusso d’aria filtrata. La nostra camera bianca è certificata Classe 100 / ISO 5.

Se il tuo hard disk non funziona, non smontarlo. Richiedi la diagnosi gratuita: organizziamo noi ritiro e riconsegna con corriere nazionale, oppure puoi consegnare il disco nella nostra sede di Roma o in uno dei punti di raccolta di Roma e Milano.