Caratteristiche SSD: controller, memorie NAND e durata

Le caratteristiche SSD che contano davvero sono quattro: il controller, il tipo di memoria NAND, la cache e la durata dichiarata (TBW)....
Scheda di un SSD senza involucro sotto il microscopio

Le caratteristiche SSD che contano davvero sono quattro: il controller, il tipo di memoria NAND, la cache e la durata dichiarata (TBW). Velocità e capienza sono scritte in grande sulla confezione, ma sono queste quattro voci a dirti quanto l’unità reggerà nel tempo e cosa succede ai tuoi dati se si guasta.

Questa guida spiega come leggerle sulla scheda tecnica, in parole semplici.

Com’è fatto un SSD

Un SSD (solid state drive) non ha piatti, motore o testine. Dentro trovi un circuito stampato con pochi componenti:

  • i chip di memoria NAND flash, dove stanno i dati;
  • il controller, il processore che gestisce le memorie;
  • in molti modelli, un chip di memoria DRAM usato come cache.

Il formato esterno (2,5 pollici o M.2) e l’interfaccia (SATA o NVMe) decidono la velocità massima. Se stai scegliendo tra i due, trovi i numeri nella guida SSD NVMe o SATA.

Il controller

Il controller è il cervello dell’SSD. Decide dove scrivere ogni dato, distribuisce le scritture su tutte le celle perché si consumino in modo uniforme (wear leveling), corregge gli errori di lettura e libera i blocchi che non servono più. Per fare tutto questo tiene una tabella che collega i file, così come li vede il computer, alle posizioni reali sui chip.

Molti controller cifrano i dati prima di scriverli, anche se tu non hai attivato nessuna password. Questo dettaglio pesa molto nel recupero dati, come vedi più sotto.

Memorie NAND: SLC, MLC, TLC e QLC

Ogni cella di memoria conserva uno o più bit. Più bit per cella vuol dire più capienza a parità di chip e prezzo più basso, ma anche meno cicli di scrittura e scritture prolungate più lente.

  • SLC: 1 bit per cella. Molto resistente, oggi quasi solo in ambito industriale.
  • MLC: 2 bit per cella. Diffusa negli SSD di qualche anno fa.
  • TLC: 3 bit per cella. È lo standard nella maggior parte degli SSD in vendita.
  • QLC: 4 bit per cella. Costa meno per gigabyte, ma rallenta di più quando copi molti dati di fila e sopporta meno scritture.

Per nascondere questi limiti, quasi tutti gli SSD TLC e QLC usano una parte della memoria come cache SLC: le prime decine di gigabyte di una copia vanno veloci, poi la velocità scende. Se lavori spesso con file molto grandi, cerca nelle recensioni la velocità di scrittura “sostenuta”.

Cache DRAM o HMB

La DRAM tiene a portata di mano la tabella del controller e rende l’SSD più reattivo con tanti file piccoli. Gli SSD senza DRAM costano meno. Quelli NVMe compensano in parte con l’HMB (Host Memory Buffer), che usa un po’ della RAM del computer. Per un PC d’ufficio vanno bene entrambi; per un disco di sistema molto usato la DRAM aiuta.

TBW e garanzia

Il TBW (terabyte written) indica quanti terabyte puoi scrivere sull’SSD entro la garanzia. Un uso d’ufficio scrive pochi terabyte l’anno, quindi il TBW di un modello normale basta per molti anni. Se monti video o usi macchine virtuali, guardalo con più attenzione. Per allungare la vita dell’unità trovi consigli pratici nella guida su come aumentare la durata di un SSD.

Il TBW non ti protegge dai guasti improvvisi. Un SSD può fermarsi per un problema del controller o del firmware molto prima di aver consumato le celle.

Perché queste caratteristiche contano nel recupero dati

Con un hard disk guasto, i dati restano sui piatti in un ordine leggibile. Con un SSD le cose cambiano:

  • i dati sono sparsi su tutti i chip secondo la tabella del controller e spesso cifrati dal controller stesso. Leggere i chip uno per uno di solito non basta: serve far funzionare di nuovo il controller o ricostruirne la logica;
  • quando cancelli un file, il comando TRIM avvisa l’SSD, che può svuotare le celle in pochi istanti. Per questo un file cancellato da un SSD spesso non si recupera;
  • un guasto del firmware può far comparire l’unità con un nome strano o una capienza di pochi megabyte. In quel caso non inizializzarla e non aggiornare il firmware.

Se l’SSD dà segnali di cedimento ma funziona ancora, leggi cosa fare se un SSD sta per rompersi. Il confronto con gli hard disk dal punto di vista della sicurezza dei dati è nell’articolo sulla differenza tra hard disk e SSD.

Se l’SSD non viene più riconosciuto

Spegni il computer e non riprovare in continuazione: ogni accensione fa lavorare un controller che potrebbe essere già instabile. Nel nostro laboratorio il recupero dati da SSD parte da 250 € + IVA con il servizio standard (10-15 giorni), con diagnosi gratuita e preventivo entro 4 ore dall’arrivo. Se l’SSD era protetto da BitLocker, FileVault o un’altra cifratura con password, tienila pronta: senza quella i dati restano illeggibili anche per noi.