Recupero dati da SSD SandForce: come funziona e cosa evitare

Il recupero dati da SSD SandForce è uno dei casi più particolari tra gli SSD. SandForce è il controller che tra il...
Controller di un SSD osservato al microscopio

Il recupero dati da SSD SandForce è uno dei casi più particolari tra gli SSD. SandForce è il controller che tra il 2010 e il 2014 ha equipaggiato molti SSD di marchi diversi, e ancora oggi li troviamo in vecchi portatili, PC fissi e archivi aziendali. Questi controller comprimono e cifrano i dati prima di scriverli nella memoria: per questo, quando un SSD SandForce si guasta, i dati non si possono leggere semplicemente “dai chip”. Serve il controller originale, o la sua logica ricostruita.

Qui trovi come funziona un SSD SandForce, i guasti tipici, cosa evitare e come lavoriamo in laboratorio.

Cos’è il controller SandForce

Ogni SSD ha un controller, il chip che riceve le richieste del computer e decide in quali celle della memoria flash NAND scrivere ogni dato. SandForce era un’azienda americana specializzata proprio in questi chip; nel 2012 l’ha acquistata LSI e nel 2014 la divisione è passata a Seagate.

I controller più diffusi sono stati quelli delle serie SF-1200 e SF-2000 (in particolare l’SF-2281), montati su SSD SATA di vari produttori: OCZ, Corsair, Kingston, ADATA, Intel e altri. Se il tuo SSD ha qualche anno ed è di una di queste marche, può darsi che abbia un controller SandForce: lo trovi nella scheda tecnica del modello.

DuraWrite, RAISE e cifratura: perché il recupero è diverso

Tre caratteristiche rendevano i SandForce veloci e durevoli. Le stesse rendono complicato il recupero dei dati.

  • DuraWrite: prima di scrivere, il controller comprime i dati. Un documento che si comprime bene occupa meno celle, e la memoria si consuma meno. Nella NAND però non c’è il file, c’è la sua versione compressa con il metodo del controller.
  • RAISE: il controller distribuisce i dati con una ridondanza tra i chip di memoria, un po’ come un RAID 5 dentro l’SSD. Se una pagina o un blocco si rompono, i dati si ricostruiscono dagli altri.
  • Cifratura AES: nei controller della serie SF-2000 i dati vengono cifrati via hardware, con una chiave che resta nel controller. Se imposti una password sull’SSD, il controller la usa per proteggere quella chiave.

Il risultato è che leggere i chip di memoria dopo averli staccati dalla scheda (il chip off che si usa per le chiavette) su un SandForce non basta: i dati sono compressi, distribuiti e cifrati. Il recupero passa dal controller originale.

I guasti tipici di un SSD SandForce

  • Firmware danneggiato: è il guasto più frequente. L’SSD compare nel BIOS con un nome strano, spesso “SandForce” seguito da una sigla tra parentesi graffe, e con una capacità sbagliata o pari a zero. I dati sono nella NAND, ma il controller ha perso le tabelle che dicono dove si trovano.
  • SSD non rilevato dopo uno spegnimento brusco o un blackout, quando il controller non è riuscito a salvare le sue tabelle.
  • Celle usurate: dopo anni di scritture la memoria accumula errori che il controller non riesce più a correggere, e l’SSD si blocca in sola lettura o smette di rispondere.
  • Guasti elettrici dovuti a un alimentatore difettoso o a uno sbalzo di tensione.

Cosa non fare con un SSD SandForce guasto

  • Non aggiornare il firmware su un SSD che non funziona: alcuni programmi di aggiornamento reinizializzano il controller e cancellano le tabelle che servono per il recupero.
  • Non usare la “cancellazione sicura” o il ripristino di fabbrica proposti dai programmi del produttore.
  • Non riaccenderlo di continuo per vedere se riparte: a ogni accensione il controller può tentare operazioni di manutenzione sulla memoria.
  • Non aprirlo e non dissaldare nulla: senza il controller originale funzionante i dati restano cifrati.

Spegni il computer, togli l’SSD se sai farlo senza forzare, e rivolgiti a un laboratorio.

Come recuperiamo i dati da un SSD SandForce

In laboratorio colleghiamo l’SSD a strumenti professionali che dialogano direttamente con il controller in una modalità di servizio. Da lì ricostruiamo in memoria le tabelle danneggiate, senza scrivere sulla NAND, e leggiamo i dati come li vedeva il controller: decompressi e decifrati. Poi facciamo una copia completa e recuperiamo i file dalla copia.

Se il guasto è elettrico, prima ripariamo la scheda dell’SSD per far ripartire il controller originale. L’SSD non va mai aperto in camera bianca come un hard disk: non ci sono parti meccaniche, e il lavoro è tutto elettronico e di firmware.

Il servizio di recupero dati da SSD parte da 250 € + IVA, con queste condizioni:

  • diagnosi gratuita, tranne per gli SSD già lavorati da altri;
  • preventivo entro 4 ore dalla consegna in laboratorio;
  • se i dati non si recuperano, non paghi nulla;
  • tempi: Standard 10-15 giorni, Urgente 5-7 giorni, Express 24-72 ore.

Per capire in anticipo se un SSD si sta guastando leggi cosa controllare quando un SSD sta per rompersi; per il firmware in generale c’è la guida su cosa sono i firmware di hard disk e SSD.

Domande frequenti

Come capisco se il mio SSD ha un controller SandForce?

Cerca il modello esatto (lo trovi sull’etichetta) nella scheda tecnica del produttore o nelle recensioni dell’epoca. Molti SSD SATA venduti tra il 2010 e il 2014 lo usavano.

L’SSD compare come “SandForce” con capacità zero: i dati sono persi?

Di solito no. È il segno tipico del firmware danneggiato: i dati sono ancora nella memoria e in molti casi si recuperano ricostruendo le tabelle del controller.

Se ho dimenticato la password dell’SSD, potete aprirlo?

No. Senza la password di cifratura i dati non si possono leggere, nemmeno in laboratorio.